
La forza del vero. I pittori moderni della realt�. La vita dolce - Mart, Corso Bettini, 43 - Rovereto
(Foto: La forza del vero. I pittori moderni della realt�. Emma)
Mostra in corso dal 15 maggio al 18 settembre 2022
Il Mart ospita una mostra dedicata a un gruppo di pittori che si schierarono contro il modernismo nel secondo dopoguerra difendendo la grande tradizione pittorica italiana. Osteggiati dai critici riscossero un buon successo di pubblico con 4 mostre in Italia.
Comunicato stampa della Mostra La forza del vero. I pittori moderni della realt�. La vita dolce
Nel biennio 1947-1949 i Pittori moderni della realt� si scagliano contro gli esiti del modernismo e gli �abbagli� dell��cole de Paris, in difesa della grande tradizione pittorica. Il gruppo � costituito da Gregorio Sciltian, Pietro Annigoni, Antonio e Xavier Bueno al quale si aggiungono successivamenteGiovanni Acci, Carlo Guarienti e Alfredo Serri.
A settant�anni dalla conclusione di questa breve e controversa esperienza, il Mart ricostruisce una vicenda artistica che rappresenta un proseguimento ideale del clima di Valori Plastici e quello di Realismo magico.
Alla fine del 1947 il nascente gruppo dei Pittori moderni della realt� allestisce una mostra nella galleria della rivista �L�Illustrazione Italiana�, a Milano in via della Spiga. L�esposizione � accompagnata da un opuscolo-manifesto firmato da quattro degli artisti presenti: il pi� anziano � Gregorio Sciltian, pittore russo di origine armena attivo a Milano. Con lui ci sono il milanese Pietro Annigoni e i fratelli di origine spagnola Xavier e Antonio Bueno, tutti e tre di base a Firenze. In mostra sono inoltre presenti il trevigianoCarlo Guarienti,anche lui di stanza a Firenze, e i fiorentini Alfredo Serri e Giovanni Acci.
Da l� a due anni, i Pittori moderni della realt� organizzeranno altre quattro mostre, a Firenze, Roma, ancora Milano e Modena. Seppur apprezzati dal pubblico � si parla di ventimila visitatori in quindici giorni per la prima tappa milanese � dai collezionisti e da diversi artisti, sono disapprovati dai critici che, fraintendendo le loro intenzioni come spiega il curatore Sbarbaro in catalogo, li accusano di �passatismo, oleografia fotografica e di un vuoto virtuosismo seicentista lontano dalla poetica del realismo�.
Se non bastasse, le loro posizioni ideologiche sono decisamente eterogenee: i Bueno antifranchisti, iscritti da giovani al partito comunista svizzero, Annigoni dichiaratamente antifascista, Sciltian antibolscevico fuggito dalla Russia.
Al contrario, ci� chea ccomuna i Pittori � il desiderio di una rinascita della pittura che corrisponde a una parallela rinascita dell�umanit� dopo la distruzione, le privazioni e la sofferenza del recente conflitto mondiale. Nella ricerca di virt� artistiche pure, reali e pertanto eterne, c�� il desiderio di valori morali e spirituali assoluti, l�aspirazione a quella autenticit� che ritengono possa essere debitamente rintracciata solo nella�vera pittura�. Rivendicano una �pittura morale nella sua intima essenza�, un orizzonte ideologico che non ritengono appartengaalle ricerche artistiche che negano il dato reale. Nel manifesto siglato nel 1947Sciltian, Annigoni e i fratelli Bueno si schierano contro gli esiti del modernismo e gli �abbagli� dell��cole de Paris, condannano le avanguardie e il nascente astrattismo a cui preferiscono la grande tradizione pittorica italiana.
Determinante nella formulazione di quella che � una e vera propria sfida artistica e culturale, � l�apporto di Giorgio de Chirico che ha consolidati rapporti di stima con tutti e quattro gli artisti.
I Pittori moderni della realt� si scagliano duramente controle decadenti espressioni artistiche di molti contemporanei, manifestazioni della regressione e della rovina imperanti. A questi linguaggi contrappongo una rievocazione di antichi e pi� alti modelli stilistici, provenienti dal passato.
Nonostante dichiarino intenti di fratellanza, universalit� e neutralit�, al di l� delle asserzioni relative a un�arte alla portata di tutti, i Pittoritradiscono un atteggiamento polemico che sembra disapprovare almeno mezzo secolo di pittura e che fatica a trovare corrispondenza teorica nel contesto socio-culturale dell�epoca. Il mondo dell�arte marginalizza e respinge duramente le loro istanze, non totalmente comprese e considerate radicali e anacronistiche.
Subissato dalle critiche, il gruppo di disgrega principalmente per via dell�insita e notevole eterogeneit�: le distanze ideologiche, le incompatibilit� culturali e le differenze anagrafiche portano in breve alla fine di una notevolee originale esperienza artistica.
Oltre settant�anni dopo, il Mart di Rovereto ricostruisce la complessit� della vicenda dei Pittori moderni della realt�. A cura di Beatrice Avanzi, Daniela Ferrari eStefano Sbarbaro, la mostraLa forza del verosottolinea la comunanza d�intenti che un� i sette artisti. Attraverso percorsi indubbiamente personali, Acci, Annigoni, A. Bueno, X. Bueno, Guarienti, Sciltian, e Serri si riappropriarono � come spiega Sbarbaro nel suo saggio in catalogo � dei modelli pittorici offerti dagli antichi maestri e trovarono �un punto di convergenza nella formulazione di una pittura colta e raffinata, ricca di rimandi e di citazioni non soltanto di carattere formale�.
La mostra consente inoltre di approfondire le ricerche sulle carriere dei singoli artisti, gi� note agli studiosi per ricchezza e complessit�, e di ricostruirne la significativa parabola all�interno della storia dell�arte italiana del XX secolo.
L�esposizione � accompagnata da un catalogo pubblicato da L�Erma di Bretschneider con saggi criticidi Vittorio Sgarbi,Emanuele Barletti, Emiliana Biondi e Paolo Baldacci, Daniela Ferrari, Stefano Sbarbaro e Luca Scarlini.
Il manifesto
�Noi, �Pittori moderni della realt�, siamo riuniti in un gruppo fraterno per mostrare al pubblico le nostre opere. La simpatia e la comprensione con le quali esso ha accompagnato e assecondato in questi anni i nostri sforzi, la certezza di essere nel vero, di aver ragione noi e gli altri torto, ci hanno convinto dell�opportunit� e della necessit� di questa mostra. Siamo compatti con la nostra forza, la nostra fede, i nostri ideali e la nostra assoluta reciproca stima. In contrapposto all��cole de Paris, nata in Francia ma rappresentante una tendenza universale di decadenza, la nostra arte nata in Italia rappresenta un avvenimento di speranza e di salvezza per l�arte e questa mostra vuole essere un primo effettivo contributo alla lotta che si accende. Non ci interessa n� ci commuove una pittura cosiddetta �astratta� e �pura� che, figlia di una societ� in sfacelo, si � vuotata di qualsiasi contenuto umano ripiegandosi su se stessa, nella vana speranza di trovare in s� la sua sostanza. Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l�espressione dell�epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull�umanit�. Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e pi� precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il pi� sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua pi� intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti pi� cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell�uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell�arte nei tempi passati.
Noi ricreiamo l�arte dell�illusione della realt�, eterno e antichissimo seme delle arti figurative. Noi non ci prestiamo ad alcun ritorno, noi continuiamo semplicemente a svolgere la missione della vera pittura. Immagine di un sentimento universale, noi vogliamo una pittura capita da molti e non da pochi �raffinati�. Ben prima di incontrarci, ognuno di noi aveva sentito profondamente il bisogno di ricercare nella natura il filo conduttore che ci permettesse di ritrovare noi stessi nel labirinto delle scuole che si sono moltiplicate nell�ultimo mezzo secolo. Ognuno di noi si � spontaneamente rivolto alla realt�, fonte prima ed eterna della pittura, fiducioso di riscoprirvi la propria parola. Di fronte a un nuovo accademismo o passatismo, fatti di avanzi di formule cubiste e di sensualit� impressionista standardizzata, noi abbiamo esposto una pittura che, incurante di mode e di teorie estetiche, cerca di esprimere i nostri sentimenti attraverso quel linguaggio che ognuno di noi, a seconda del proprio temperamento, ha ritrovato guardando direttamente la realt�.
Pietro Annigoni, Antonio Bueno, Saverio Bueno, Gregorio Sciltian�.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
ATTRAVERSO LE SEZIONI DELLA MOSTRA
La forza del vero. I Pittori Moderni della Realt�
A oltre settant�anni dalla sua conclusione, l�esposizione ricostruisce la vicenda dei Pittori Moderni della Realt�. Questo gruppo di artisti, dalle provenienze e storie pi� diverse, esordisce nel 1947 a Milano con una mostra e un manifesto programmatico che si scaglia contro gli esiti del modernismo e gli �abbagli� dell��cole de Paris e difende, invece, la grande tradizione pittorica rifacendosi, in particolar modo, all�arte seicentesca, da Caravaggio alla pittura spagnola e fiamminga.
Ai firmatari del manifesto � Gregorio Sciltian, Pietro Annigoni e i fratelli Xavier e Antonio Bueno � si aggiungono, nelle mostre del gruppo, Giovanni Acci, Alfredo Serri e Carlo Guarienti. Tutti loro condividono la predilezione per un realismo minuzioso e la ricerca di antiche tecniche pittoriche in linea con il �ritorno al mestiere� propugnato da Giorgio de Chirico, con il quale questi artisti intrattengono rapporti di reciproca stima.
L�esperienza dei Pittori moderni della realt� si conclude dopo soli due anni e cinque mostre, tenutesi in diverse città italiane. Le loro opere, apprezzate dal pubblico e dal mercato collezionistico, sono invece osteggiate da gran parte della critica poich� giudicate anacronistiche e frutto di una visione puramente mimetica della realt�.
La mostra approfondisce l�indagine sulla ricerca di questi artisti prima e dopo il loro breve sodalizio, presentando opere che vanno dagli anni Venti, quando Sciltian giunge in Italia, alla fine degli anni Cinquanta, mettendo in luce le peculiarit� del lavoro di ognuno di loro e la sua evoluzione nel corso del tempo.
Gregorio Sciltian. Il primo caravaggesco del Novecento
Nella formazione del gruppo dei Pittori moderni della realt� Gregorio Sciltian (Nakhichevan-on-Don, 1898-Roma, 1985) riveste un ruolo di primo piano. L�artista di origine russa giunge in Italia all�inizio degli anni Venti ed esordisce con una personale alla Casa d�Arte Bragaglia di Roma (1925) presentata in catalogo da Roberto Longhi. L�eminente critico riconosce nella sua pittura evidenti echi caravaggeschi e una minuziosa resa dei dettagli che ricorda quella delle nature morte fiamminghe e spagnole: riferimenti importanti per il giovane artista che aveva ammirato la Madonna del Rosario di Caravaggio gi� durante i suoi studi a Vienna, dopo aver lasciato la Russia in seguito alla Rivoluzione d�ottobre.
Sciltian si inserisce in quel processo di riscoperta della pittura caravaggesca iniziato nel 1922 con la Mostra della pittura italiana del Seicento e Settecento, allestita a Palazzo Pitti a Firenze. Se i suoi primi dipinti realizzati in Italia, come il Ritratto del pittore futurista Ivo Pannaggi o L�autoritratto con la famiglia Bianchi (1925), testimoniano la sua singolare mediazione tra la Nuova Oggettivit� tedesca e il Realismo Magico, emerge anche una sensibilit� cromatica di ascendenza seicentesca (L�uomo che si pettina, 1925) che in seguito si accompagner� a consapevoli riferimenti alla pittura di Caravaggio e di Vel�zquez (Bacco in osteria, 1936).
Le sue nature morte si fanno, nel corso del tempo, sempre pi� affollate di oggetti e ricche di dettagli, con un effetto trompe-l��il che realizza �l�illusione di realt� perseguita dall�artista. Tra queste opere vi � anche un omaggio a Roberto Longhi, dove si vedono le riproduzioni di un quadro di Manet (tra i primi artisti a riscoprire la pittura spagnola del Seicento) e della celebre Muta di Raffaello, nonch� gli occhiali che ci ricordano l�acuta capacit� di osservazione del celebre storico dell�arte: colui che riconobbe in Sciltian il primo caravaggesco del Novecento.
Pietro Annigoni. L�eredit� della bottega rinascimentale
Pietro Annigoni (Milano, 1910-Firenze, 1988) orienta la propria ricerca sul primato del disegno secondo il modello della scuola toscana, ingaggiando una personale sfida con gli artisti del passato. Trasferitosi con la famiglia a Firenze dalla Lombardia, Annigoni decide di proseguire gli studi artistici nel capoluogo toscano anche dopo che il padre ingegnere viene richiamato a Milano. Forte di un talento prodigioso, si avvicina alla pittura dei maestri rinascimentali approfondendo l�uso di tecniche antiche come la tempera grassa, l�affresco e l�incisione.
Fin dal 1932 stringe un legame duraturo con un altro artista che entrer� a far parte, come lui, dei Pittori moderni della realt�: Alfredo Serri (Firenze, 1898 � 1972). Bench� pi� vecchio di una decina d�anni, Serri � suo allievo e amico fraterno, oltre che instancabile animatore di quel vivace clima boh�mien che caratterizza lo studio di Annigoni in Santa Croce, come si vede nell�Autoritratto del 1936. L�atelier � protagonista di diversi dipinti degli anni Trenta e Quaranta dove si riconoscono, sul cavalletto, opere presenti in questa mostra, come La partenza (1939) � qui a confronto con un paesaggio settecentesco di Magnasco � o il monumentale Sermone della montagna (1938-1953), esposto in una delle prossime sezioni.
I ritratti e gli autoritratti si confrontano, anch�essi, con una grande tradizione pittorica, dal Rinascimento nordico (si veda l�Autoritratto del 1946) al ciclo degli alienati di Th�odoreGericault, al quale Annigoni sembra rifarsi con il suo Cinciarda (1942), un medicante che posa per lui in pi� di un�occasione, e con La vecchia del cardo (1941): opere che riflettono il clima cupo degli anni della guerra.
I fratelli Bueno. Un doppio sguardo sulla realt�
Xavier e Antonio Bueno arrivano a Firenze nel gennaio del 1940 per un viaggio di studio e vi rimangono a causa dell�entrata in guerra dell�Italia. Qui stringono amicizia con Pietro Annigoni, che nel 1942 li aiuta a realizzare la loro prima mostra presso la galleria Ranzini di Milano. Il talento e la straordinaria padronanza delle tecniche pittoriche dei due fratelli spagnoli non passa inosservata e presto il loro lavoro viene apprezzato da Gregorio Sciltian e da Giorgio de Chirico.
Durante gli anni della guerra i Bueno restaurano opere antiche gravemente danneggiate che antiquari senza scrupoli rivendono poi come originali: un�attivit� ai limiti del lecito che permette loro di mantenersi e li spinge ad approfondire la conoscenza delle tecniche pittoriche tradizionali, fabbricando i colori a partire dai pigmenti come si faceva nelle antiche botteghe.
Dal 1938, quando Antonio aveva raggiunto il fratello maggiore a Parigi, aveva preso avvio un intenso sodalizio artistico che per i successivi dieci anni intreccia le vicende biografiche e professionali dei Bueno. Ne sono testimonianza le opere dipinte a quattro mani come i due doppi autoritratti: in uno si vedono i due fratelli in carrozza durante una gita con la moglie di Xavier, Julia Chamorel, e un amico; nell�altro si riconoscono le riproduzioni di un quadro di Manet del periodo spagnolesco e di un ritratto di dama di Piero del Pollaiolo che sar� un riferimento per la pittura di Antonio.
Nel lavoro dei due fratelli si distinguono, tuttavia, dei caratteri peculiari. Xavier esordisce, negli anni parigini, con una pittura militante dai temi sociali che riflettono la sua adesione al partito comunista e dalla pennellata densa e pastosa che richiama la grande tradizione spagnola, mentre Antonio adotta una visione lenticolare che guarda alla scuola fiamminga.
I Pittori moderni della realt� 1947-1949
L�espressione �pittura della realt� risale al 1934 e alla mostra Lespeintres de la r�alit� en France auXVIIesi�clecurata da Charles Sterling al Mus�e de l�Orangerie di Parigi nel 1934: un�altra pietra miliare del processo di rivalutazione critica dell�arte barocca, non pi� considerata una fase di decadenza dopo gli splendori del Rinascimento.
Nella breve avventura dei Pittori moderni della realt� confluiscono le ricerche dei quattro firmatari del Manifesto che accompagna la loro prima mostra, dove si legge: �Noi ricreiamo l�arte dell�illusione della realt�, eterno e antichissimo seme delle arti figurative. Noi non ci prestiamo ad alcun ritorno, noi continuiamo semplicemente a svolgere la missione della vera pittura. (�) Ben prima di incontrarci, ognuno di noi aveva sentito profondamente il bisogno di ricercare nella natura il filo conduttore che ci permettesse di ritrovare noi stessi nel labirinto delle scuole che si sono moltiplicate nell�ultimo mezzo secolo�. Un pensiero sicuramente condiviso anche dai tre artisti che si uniscono a Sciltian, Annigoni e ai fratelli Bueno in occasione delle cinque mostre realizzate dal 1947 al 1949: Giovanni Acci, Carlo Guarienti e Alfredo Serri. Dalle minuziose nature morte di quest�ultimo, al rigoroso studio dell�anatomia con il quale Acci costruisce le sue figure, fino agli evidenti riferimenti quattrocenteschi della pittura di Guarienti, le loro opere ribadiscono la vocazione al vero e il dialogo con il passato che caratterizza questo breve ma significativo capitolo della storia italiana del Novecento.
Nelle opere esposte in questa sezione si riconoscono due tendenze. La prima � legata agli anni della guerra: opere come Ritratto di padre di Acci, il Cinciarda di Annigoni e i Vagabondi di Sciltian sono allegorie che riflettono lo scenario tragico di quel periodo e assumono un significato di impegno sociale. In questo senso il Sermone della Montagna, anche per la sua esecuzione durata ben quindici anni, rappresenta una sintesi della poetica dei Pittori moderni della realt�. La seconda tendenza �, invece, orientata a un colloquio pi� sereno con il visibile, alla gioia di una visione naturalistica senza implicazioni di denuncia di cui sono esempio le opere di Alfredo Serri e Antonio Bueno.
Atmosfere metafisiche: il rapporto con Giorgio de Chirico
Giorgio de Chirico, il padre della Metafisica, rappresenta un riferimento costante nelle carriere dei Pittori moderni della realt�.
Sciltian lo incontra al suo arrivo in Italia e tra i due s�instaura un profondo legame durato tutta la vita. �Gregorio Sciltian � il plastico per eccellenza. � plastico quando dipinge, plastico quando parla, � plastico quando gesticola� scrive de Chirico, facendoci cogliere quanto la resa dei volumi sia l�elemento fondante della pittura dell�artista russo. Anche per i fratelli Bueno ha parole di sincero apprezzamento, definendoli �due giovani pieni di ingegno che possiedono gi� un gran mestiere e sono l�antitesi di tanti analfabeti della pittura�. Il suo ascendente sui due fratelli � evidente in opere quali Composizione metafisica del 1940, in cui Antonio segue diligentemente i precetti espressi dal pictoroptimus nello scritto Il ritorno al mestiere, dove raccomanda di premunirsi di �qualunque calco in gesso�, busti o statue classiche, per ricopiarli centinaia di volte al fine d�impadronirsi della vera tecnica che le tendenze �moderniste e secessioniste� hanno messo in discussione.
Tutti i componenti del gruppo dei Pittori moderni della realt�, inoltre, si accostano all�enigmatico tema dechirichiano del manichino, stimolati dalla committenza di Sandro Rubboli, un collezionista di Milano che aveva costituito un�ampia raccolta attorno a questo soggetto.
Informazioni utili per la visita
Orari:
da martedi a domenica dalle 10.00 alle 18.00. Venerdì dalle 10.00
alle 21.00. Lunedi chiuso.
Biglietti: intero 11 €,
ridotto 7 € per gruppi, giovani dai 15 ai 26 anni, over 65 anni, gruppi
di visitatori di almeno 15 persone; soci o tesserati di enti convenzionati
con il Museo; Amici dei musei convenzionati; possessori di Family Card.
Famiglie 22 € (la biglietteria chiude mezz'ora
prima della chiusura).
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese.
Info: tel. +39.0464.438887;
800 397760
Sito web: Mart |